Chiariamoci, io, i Queen, li ho sempre amati. Da quando mi ricordo, i miei genitori mettevano in auto un cd di Greatest hits dalla copertina viola piuttosto consunta, che conservo tutt'ora insieme agli altri album di questa band.
Di solito mi facevo passare il libretto che c'era all'interno e lo sfogliavo, guardando le figure, perché, se già sapevo leggere, il testo all'interno era comunque in inglese. C'erano varie foto della band, delle copertine dei loro album, dei loro concerti, ma tra le tante ce n'era una che mi soffermavo a guardare sempre e che mi è rimasta impressa negli anni successivi, anche prima di sapere chi veramente fossero i Queen. Era una foto dei membri della band vestiti da donna, per il celeberrimo videoclip di I want to break free.
Negli anni successivi i miei gusti musicali sono cambiati più volte: per capirci, sono passata dall'ascoltare Tiziano Ferro (sigh) alle medie, all'idolatrare gli AC/DC nei primi anni del liceo, per poi passare ai Nightwish nei primi anni di università e approdare infine a Ennio Morricone e ai Two steps from hell negli ultimi anni (anche se continuo ad adorare i Nightwish). Ma in questo marasma di sonorità diverse c'è sempre stata una costante: i Queen.
La musica dei Queen, si può dire, mi ha accompagnata per tutta la vita. E mi ricordo chiaramente, ormai una decina di anni fa, mentre arrancavo per i sentieri di montagna con l'intero A day at the races nelle orecchie (e andavo su una meraviglia).
Tutta questa lunga e noiosa premessa autobiografica serviva a stabilire che il mio amore per questa band viene da lontano. Tuttavia, dopo un periodo di fanatismo durante gli anni del liceo (mi ero decisamente orientata verso il rock e facevo ricerche compulsive su internet per cercare notizie sulle mie band preferite), ho continuato ad ascoltare la loro musica, ma non mi sono più preoccupata molto di leggere o di informarmi sulla loro vita o sulla loro carriera. La loro musica mi bastava... e come biasimarmi?
Tuttavia, già ai tempi del liceo, si parlava di un possibile film sui Queen; e in effetti, Bohemian rapsody, che è da poco uscito nelle sale italiane, è in lavorazione da una decina d'anni. Ha avuto una storia molto travagliata: prima non si trovavano i produttori, poi non si riusciva a scegliere un attore per il ruolo di Freddie e, alla fine, c'è stata una lunga sequenza di registi che hanno prima accettato il lavoro e poi, per un motivo o per un altro, si sono tolti d'impaccio (tra cui anche Brayan Singer, che è il regista accreditato, ma non è quello che ha portato a termine il lavoro).
Comunque, storia travagliata a parte, il film è finalmente uscito anche da noi (in ritardo di due settimane, vai a sapere perché) e io ci tenevo particolarmente a vederlo al cinema. Chiariamoci, non lo aspettavo con la stessa ansia di Avengers 4, ma, allo stesso tempo, mi appariva di continuo il trailer nella pubblicità di youtube (che miracoli fa, la pubblicità mirata!) e una fan di vecchia data come me non poteva lasciarsi sfuggire un film sulla sua band preferita di sempre.
Così – non temete, finalmente ci siamo arrivati – sono andata al cinema. E, che ve lo dico a fare, ho adorato questo film. So che è stato molto criticato e posso capirne i motivi – poi ci arriviamo – ma un qualunque fan della band non potrà fare a meno di emozionarsi vedendo le performances strepitose di Malek e degli altri membri del cast, ascoltando la colonna sonora e sforzandosi di non cantare a squarciagola ogni singola canzone che ne fa parte. Soprattutto gli ultimi venti minuti di film – e non vi dico cosa succede, anche se sicuramente lo sapete – non possono fare a meno di scuotervi sulla vostra poltroncina e, probabilmente, di farvi spargere qualche lacrima.
Insomma, se siete fan del gruppo e rimanete indifferenti davanti a tutto questo, avete il cuore fatto di pietra. Ma anche se non lo siete, in realtà. Perché, sarò di parte, ma ci sono certe canzoni dei Queen che non possono non emozionare (sto ascoltando proprio adesso Who wants to live forever, mentre scrivo questo post delirante, ed ho già il magone).
Come dicevo, il film è stato pesantemente criticato perché gran parte degli eccessi che hanno caratterizzato la vita di Freddie, come l'abuso di alcool e droghe, la promiscuità sessuale, lo shopping compulsivo e chi più ne ha più ne metta, non sono stati rappresentati nella pellicola.
È vero, di certo la vita di Freddie è qui rappresentata in modo decisamente edulcorato, ma per questo ci sono delle spiegazioni. In primo luogo, si è puntato a raggiungere il più ampio pubblico possibile e, diciamocelo, anche ad alimentare il mito di questo personaggio diventato leggendario, cercando di eliminare quegli elementi che avrebbero potuto in qualche modo infangarne la memoria.
E poi, non c'è da dimenticarsi che, anche se al centro della storia c'è inevitabilmente Freddie, la pellicola si propone di tracciare, in meno di due ore, la storia dell'intera band, perciò, a dirla tutta, non ci sarebbe stato nemmeno il tempo di indulgere in particolari scandalistici.
Insomma, appena uscita dal cinema sono stata la prima a notare questa mancanza e, benché mi aspettassi qualcosina di più sullo stile di vita di Freddie, capisco le motivazioni che hanno mosso i creatori della pellicola. E, comunque, questo difetto non ha inficiato, almeno per me, sulla riuscita del film.
Infatti, se è vero che mancano certi aspetti della vita di Freddie, è vero anche che nel film sono messi ben in evidenza il suo carattere e le sue contraddizioni. E, più di tutto, mi ha colpito il suo senso di estraneità, già evidente nelle prime scene, dove il giovane Freddie non si è ancora unito al gruppo, e la solitudine che probabilmente lo hanno accompagnato per tutta la vita. Ci viene mostrato in tutta la sua fragilità e, abituati a vederlo spadroneggiare sul palco, come una specie di dio del rock, non si può fare a meno di essere colpiti da questo suo aspetto così umano.
Insomma, ormai è chiaro, il film mi è piaciuto, mi ha emozionato e, soprattutto, ha fatto rinascere in me l'amore – forse negli ultimi anni colpevolmente sopito – per questa band e per la loro incredibile musica, che ancora oggi, a decenni di distanza, suona assolutamente moderna.




