Federico De Roberto – I Viceré
Editore: Newton Compton
Formato: rilegato
Prezzo: 3,90€
Voto: 5/5
I Viceré è il romanzo che inaugura il cosiddetto filone antistorico siciliano, al quale appartengono anche I vecchi e i giovani di Pirandello e Il gattopardo di Tomasi di Lampedusa (uno dei miei romanzi preferiti). In poche parole, si tratta di romanzi in cui l'idea della storia come evoluzione è completamente rovesciata: la storia non porta ad un progresso, ma è un processo circolare che si ripete sempre uguale. Inoltre, questi tre romanzi sono legati anche dalla contestazione del processo risorgimentale: se ne mettono in evidenza i lati oscuri e la delusione che ha rappresentato per i siciliani a cui veniva promesso il progresso, ma che si sono sentiti nuovamente conquistati da una nazione straniera.
In particolare, I Viceré si concentra sulle vicende della famiglia Uzeda di Francalanza a partire dal 1855, anno della morte della vecchia principessa. Gli eventi storici, tra i quali il più significativo è lo sbarco di Garibaldi nell'isola, entrano nella narrazione in capitoli specifici e sempre attraverso le ripercussioni che essi hanno sulla vita della famiglia. Per questo motivo, e anche per il fatto che il romanzo è stato scritto a pochi anni di distanza dal periodo in cui è ambientato, non tutti i critici lo riconoscono come appartenente al genere del romanzo storico; lo stesso autore lo definiva un romanzo di costume. Ad ogni modo, senza entrare nel merito della questione accademica, non ci sono dubbi sul fatto che i fatti storici abbiano una grande importanza all'interno della narrazione. Inoltre, De Roberto ha basato la sua storia su una puntigliosa ricerca d'archivio ed è difficile trovare un fatto narrato che non abbia una qualche testimonianza documentaria, anche se questo aspetto non emerge mai all'interno della narrazione.
Infatti, il narratore non è mai presente all'interno del romanzo, non commenta mai direttamente e non apre digressioni (come invece faceva Manzoni, modello principale per i romanzieri che nell'Ottocento si dedicavano al genere storico), attenendosi al modello Verista. Difatti, dal punto di vista stilistico, si possono riscontrare numerose somiglianze con lo stile di Verga, che era amico e maestro di De Roberto. Tuttavia, l'autore si distacca in più occasioni da questo modello, facendo più volte ricorso al grottesco e avvicinandosi, invece, al Naturalismo francese.
In particolare, ciò si nota soprattutto nella descrizione di quella che all'interno del romanzo viene definita la «razza Uzeda». I membri di questa famiglia condividono dei tratti comuni, il primo dei quali è senza dubbio la follia, che si manifesta nella loro irresolutezza, nel loro cambiare continuamente opinione su tutto, o, al contrario, nell'intestardirsi su posizioni insensate (ad esempio, un personaggio, inizialmente affetto da ipocondria, poi, quando si ammala davvero, rifiuta ogni tipo di cura). Gli Uzeda sono perennemente in conflitto tra loro, eppure agiscono spinti dalla stessa follia e dallo stesso scopo, talvolta anche inconsciamente, ovvero distruggere tutto ciò che era stato costruito dalla defunta principessa Teresa.
Dunque, il romanzo si fa espressione della decadenza di una famiglia che un tempo aveva dato i natali ai viceré della Sicilia: una decadenza prima di tutto fisica e psicologica, ma anche economica. Tuttavia, questa decadenza non si traduce in una perdita di potere: dai viceré del passato nascono i deputati del futuro e così la storia si ripete.
Ci sarebbero altre mille cose da dire su questo romanzo, che purtroppo non viene giustamente valorizzato in ambito scolastico, ma non voglio annoiare oltre i miei lettori. Possono solo raccomandarne la lettura, se non altro, per la validità che ha ancora oggi il discorso politico che vi viene affrontato.
Virginia Woolf – Flush. Una biografia
Editore: Elliot
Formato: ebook
Prezzo: 6,99€
Voto: 4/5
Flush è stato il primo romanzo che io abbia mai letto di Virginia Woolf. A dire il vero, se avessi potuto scegliere probabilmente sarei partita da uno dei suoi testi più famosi, ma, dovendo leggere questo romanzo per un corso universitario, sono stata in qualche modo obbligata a cominciare da qui e devo dire che è stato un buon inizio.
Il romanzo è, come dice il titolo, una biografia, la biografia di Flush, il cocker della poetessa inglese Elizabeth Browning (1806-1861), che visse una buona parte della propria vita in Italia, più precisamente a Firenze. Ovviamente, si tratta di un espediente originalissimo per parlarci di questa donna di cultura, cagionevole di salute eppure risoluta e coraggiosa, pronta ad avventurarsi in situazioni pericolose che gli uomini che la circondavano non osavano affrontare. Del tutto particolare, poi, il punto di vista di Flush, che è, ovviamente, umanizzato nei suoi pensieri, eppure mantiene una sua peculiare visione del mondo, un modo suo di esplorarlo, attraverso gli odori e suoni, prima che la vista, perché è e rimane sempre un cane.
Una lettura piacevole e interessante: in particolare, nonostante qualche stereotipo presente nella parte della narrazione ambientata in Italia, ho trovato molto affascinante il confronto fra la città di Londra e quella di Firenze, che il lettore percepisce attraverso gli occhi di Flush, ma non per questo gli appare meno suggestiva.
Mary Shelley – Frankenstein
Editore: Mondadori
Formato: ebook
Prezzo: 2,99€
Voto: 2,5/5
Durante gli ultimi due anni del liceo, mi fissai in particolare con i romanzi gotici inglesi dell'Ottocento e lessi i più importanti, tra i quali non poteva certo mancare Frankenstain. Tuttavia, dovendo portarlo ad un esame, ho deciso di rileggerlo, dato che non mi ricordavo quasi nulla di questo libro.
Non penso ci sia bisogno di dilungarsi sulla trama: Viktor Frankenstein trova il modo di riportare la vita in un corpo inanimato e, in questo modo, crea una creatura mostruosa; spaventato da essa, l'abbandona a se stessa, per poi essere perseguitato dal suo rancore.
Come sarà chiaro dal voto che gli ho assegnato, questo libro non mi è piaciuto molto. Il problema principale di questo romanzo è probabilmente l'inesperienza dell'autrice, unito probabilmente alla situazione in cui è stato concepito e realizzato il romanzo (una sorta di “sfida” lanciata da Lord Byron a Mary e ad altri scrittori per realizzare delle storie di fantasmi), che comporta una serie di ingenuità non trascurabili nell'intreccio e uno stile di scrittura eccessivamente scarno. I personaggi sono generalmente piatti e insignificanti, tranne la Creatura, che è senza dubbio più carismatico e più interessante del suo creatore, nonostante ne rappresenti il doppio.
Di grande attualità è senza dubbio la riflessione sul modo in cui gli uomini si comportano difronte al diverso: la Creatura, non appena uscita dal laboratorio dove è tornata in vita, è un essere innocente e fondamentalmente buono, ma essendo percepito come diverso e spaventoso dagli uomini che incontra – nessuno dei quali si prende la briga di andare oltre il suo aspetto – viene trattato con crudeltà, viene ferito fisicamente e psicologicamente, e diviene pertanto malvagio. La cattiveria non gli appartiene, ma si sviluppa in conseguenza al suo contatto con l'uomo.
Infine, degna di nota è la rappresentazione della natura, e specialmente dei paesaggi montani della Svizzera, che di volta in volta riflettono lo stato d'animo di Frankenstein e della Creatura, ma allo stesso tempo condizionandone le emozioni.
Luca Vanzella, Giopota – Un anno senza te
Editore: Bao Publishing
Formato: rilegato
Prezzo: 20,00€
Voto: 2,5/5
Al momento della sua uscita, di questo graphic novel si sentiva parlare un po' ovunque, soprattutto perché Bao lo ha incluso in uno dei suoi Blog tour. Le recensioni erano decisamente positive e io mi sono molto incuriosita, anche se conservavo qualche perplessità; ne ho parlato con un amico, che ha fatto in modo che venisse incluso nel mio regalo di compleanno (sempre lode agli amici che ti ascoltano e si ricordano quello che gli hai detto, non è così scontato come sembra).
L'ho iniziato praticamente subito, dato che, da quello che sapevo della trama, pareva proprio il genere di storia che piace a me. Si parla infatti di Antonio che viene lasciato dal suo compagno, del quale è però ancora innamorato; come si intuisce dal titolo, il fumetto ci racconta brevemente l'anno occorso ad Antonio per riprendersi da questa rottura e la narrazione è infatti suddivisa in dodici capitoli, uno per ogni mese dell'anno.
Questa storia è raccontata con una delicatezza estrema, che, francamente, non è riuscita a toccare la mia sensibilità come avrei sperato: anche se non proprio a commuovermi, una storia del genere solitamente riesce perlomeno ad emozionarmi, ma in questo caso non mi ha toccata quasi per niente. Inoltre, il finale, benché non mi aspettassi niente di risolutivo, mi è sembrato un po' inconcludente.
Ma da cosa nasceva la mia perplessità iniziale? Dall'elemento surreale. In questo graphic novel, infatti, nonostante l'ambientazione sia costituita da una Bologna quanto mai reale e vivente, sono presenti diversi elementi surreali, come, ad esempio, delle note musicali che si ammucchiano sul pavimento o una nevicata di conigli bianchi. Per quanto mi riguarda, questo genere di espedienti devono essere inseriti con attenzione all'interno di una storia di ambientazione realistica, altrimenti rischiano di creare una nota stonata (tanto per rimanere in tema) all'interno della partitura narrativa. E in questo caso, secondo me, lo sceneggiatore ci riesce solo a volte ad inserirli nel momento e nel modo giusto: in alcuni casi, come in quello dei coniglietti nevicanti, l'elemento surreale è suggestivo e non è percepito come estraneo alla narrazione; in altri casi, invece, questa fusione non riesce altrettanto bene.
Infine, devo dire che i disegni, pur nella loro semplicità, mi sono piaciuti molto e accompagnano nel modo giusto la narrazione. Una nota di riguardo anche per l'edizione, che veramente molto bella e curata.
Michela Murgia – Il mondo deve sapere
Editore: Einaudi
Formato: brossura
Prezzo: 12,00€
Voto: 4/5
In questo caso non si parla di un romanzo, ma di una raccolta di post che Michela Murgia aveva pubblicato sul suo blog nel periodo in cui lavorava in un call center. Si parla dunque della sua esperienza in questo ambito lavorativo, contornata dall'inconfondibile ironia che contraddistingue questa autrice.
Il libro è, oltre che piacevolissimo da leggere, estremamente interessante per quanto riguarda l'ambiente dei call center e tutto ciò che vi ruota intorno. La Murgia, infatti, si concentra soprattutto sulle strategie di condizionamento psicologico che vengono usate sia sui lavoratori, affinché siano sempre in competizione fra loro e spinti a dare il massimo, sia sui potenziali clienti (o, meglio, le potenziali clienti, visto che qui si parla soprattutto di casalinghe) che si ritrovano ad essere contattati per telefono. È un libro che ti porta a riflettere sulle strategie di marketing quotidianamente utilizzate dalle aziende su tutti i canali disponibili e ad osservare la pubblicità con uno sguardo più critico e consapevole.
A questo libro è ispirato uno dei miei film preferiti di Paolo Virzì, Tutta la vita davanti, nel quale l'ambiente del call center descritto dalla Murgia diviene l'ambientazione per una storia originale. Non posso che raccomandarveli entrambi.
Craig Thompson – Polpette spaziali
Editore: Rizzoli Lizzard
Formato: rilegato
Prezzo: 35,00€
Voto: 4/5
Insieme a Un anno senza te, per il mio compleanno mi è stato regalato anche questo graphic novel di Craig Thompson, autore che avevo già amato con Blankets e Habibi. Quest'opera è tuttavia molto diversa dalle altre, come si può ben intuire anche dal titolo.
Polpette spaziali è infatti un fumetto di ambientazione fantascientifica e di stampo avventuroso ed è perciò una lettura adatta anche ad un pubblico più giovane. Difatti, anche i protagonisti della storia, Violet e i suoi amici, sono tutti dei bambini, che si avventurano nello spazio alla ricerca del padre di lei, scomparso in seguito ad una missione particolare.
Non si tratta però di una semplice storia di avventura: i temi trattati sono di grande importanza, anche se Thompson riesce a toccarli con assoluta leggerezza. Si parla innanzitutto di inquinamento e di rispetto per l'ambiente: l'uomo, anche nello spazio, continua a produrre grandissimi quantitativi di rifiuti e a danneggiare l'ambiente e i suoi abitanti, come le balene spaziali. Un altro tema importante è quello che riguarda la divisione in classi sociali e la discriminazione che da essa deriva: in particolare, Violet e i suoi familiari, che vivono in una sorta caravan, lontano da una stazione spaziale, sono trattati con disprezzo dagli abitanti di quest'ultima. Infine, sono importanti all'interno della narrazione anche i legami familiari e l'amicizia.
Benché molto diverso dalle altre opere dello stesso autore, dunque, Polpette spaziali è risultato una lettura piacevole: i disegni sono sempre ottimi e in questo caso si è aggiunto il lavoro di un colorista che ha dato spessore all'ambientazione fantascientifica. Interessante anche l'ampio inserto finale, nel quale sono mostrati i retroscena, i bozzetti e gli studi necessari per la realizzazione dell'opera.






