Michela Murgia – Chirù
Editore: Einaudi
Formato: brossura
Prezzo: 11,50€
Voto: 4/5
Mi sono avvicinata ai libri della Murgia dopo aver visto alcune delle recensioni che realizza all'interno del programma Quante Storie (vedi tutti i video). Trovo incredibile il modo in cui riesce, in pochi minuti, a recensire un libro, a metterne in luce gli elementi principali, positivi o negativi che siano; senza parlare dello stile ironico con cui riesce a stroncare i volumi più disparati.
Ho quindi deciso di recuperare i suoi libri, iniziando da Chirù, perché era quello che mi attirava di più dal punto di vista della trama. Solo pochi giorni dopo averlo acquistato, ho scoperto che Einaudi aveva ristampato Il mondo deve sapere, il suo primo romanzo, dal quale è stato tratto uno dei miei film preferiti di Virzì, Tutta la vita davanti. Pazienza, sarà per il prossimo acquisto.
La trama di questo romanzo è piuttosto semplice: Eleonora, un'attrice di teatro abbastanza affermata, viene avvicinata, dopo uno spettacolo, da un giovane diciassettenne, Chirù, che le chiederà di diventare suo allievo. Inizialmente titubante, Eleonora decide infine di accettare la proposta del giovane e diventare le sua maestra.
Non si tratta – ed è questa la prima cosa che mi ha colpita – di insegnare a Chirù l'arte del recitare, tanto più che lui è un musicista e non un attore, ma di un vero e proprio corso sulla vita, su come affrontarla e, soprattutto, su come presentarsi davanti agli altri nel modo migliore. Difatti, il romanzo si sofferma particolarmente sull'arte di apparire, sul come atteggiarsi, sul come vestirsi per farsi percepire dagli altri in modo diverso rispetto a come si è veramente e sfruttare ciò a proprio vantaggio.
Com'è inevitabile, il rapporto tra maestra e allievo si fa stretto. Ma più che sul legame tra i due, il romanzo si concentra su Eleonora, raccontandoci la sua vita, il suo modo di affrontarla e come essa cambia dopo l'incontro con Chirù. Il focus è sempre su di lei, perché la narrazione è condotta da Eleonora in prima persona.
Il romanzo è molto piacevole da leggere e a tratti emerge l'ironia sottile della Murgia, tratto imprescindibile del suo stile elegante ma leggero. I personaggi sono tutti ben caratterizzati e approfonditi: sono reali, tangibili.
In conclusione, ho apprezzato molto questo romanzo, anche se non l'ho trovato memorabile e per questo non gli assegnato il massimo dei voti. Inoltre, il finale mi è parso un po' troppo affrettato.
Ste Tirasso – Ricomincia da qui
Editore: Bao Publishing
Formato: brossura
Prezzo: 16,00€
Voto: 3/5
Questo fumetto mi è stato prestato da un amico, insieme a Il suono del mondo a memoria (vedi letture di aprile). Ne avevo già sentito parlare da Valeria del canale Read Vlog Repeat, in occasione del Blog tour di Bao Publishing dedicato a tre volumi della collana «Le città viste dall'alto». In poche parole, si tratta di una collana di graphic novel nei quali l'ambientazione cittadina ha una sua importanza particolare all'interno dello svolgimento della storia.
La trama. Samuele sogna di diventare un fumettista e per questo continua a disegnare, determinato a realizzare il proprio sogno, nonostante sia ormai adulto e sia costretto a fare un altro lavoro per mantenersi. Un suo vecchio amico di infanzia, Franz, lo invita a partecipare ad un campo scout nei luoghi della loro infanzia, prima che scompaiano per sempre. Anche Franz ha un sogno, vuole diventare un musicista, ma ha deciso di rinunciarvi, perché lo ritiene ormai irrealizzabile. Alla fine, dopo varie insistenze, Samuele si lascia convincere e parte per il campo scout con Franz e i suoi compagni.
Attraverso l'esperienza del campo scout, attraverso i ricordi che essa rievocherà in loro e attraverso l'incontro con i lupetti che li raggiungono, entrambi saranno in grado di trovare la propria strada.
Devo dire che mi ha colpito molto la riflessione di Franz sulle possibilità di realizzare il proprio sogno: in poche battute è riuscito a sintetizzare i dubbi e le paure di tutti coloro che vorrebbero dedicare la propria vita a ciò che amano, all'arte, ma proprio per questo sanno che non sarà facile riuscirci e che il fallimento è dietro l'angolo.
I disegni mi sono piaciuti abbastanza, anche se li ho trovati un po' troppo schematici, per i miei gusti; i colori scuri, soprattutto nella parte ambientata nel bosco, rendono l'atmosfera molto cupa. D'altra parte, la città di Genova è molto presente, ma senza irrompere con prepotenza sulla scena: c'è e si percepisce nel modo giusto.
Nel complesso, questo graphic novel mi è piaciuto, ma non mi ha colpita particolarmente.
Antonio Scurati – Una storia romantica
Editore: Bompiani
Formato: brossura
Prezzo: 12,90€
Voto: 2/5
Ho dovuto leggere questo libro per un esame universitario sul romanzo storico italiano e, tra le letture assegnate, questa è senza dubbio quella che mi è piaciuta di meno. Ma andiamo con ordine.
La trama. Siamo nel 1885: il senatore Italo Morosini, presidente della commissione per la consegna delle medaglie ai patrioti che hanno partecipato alle Cinque giornate di Milano, riceve una lettera, nella quale è scritto che il suo vecchio amico e compagno di lotta (anche Italo aveva partecipato alla ribellione del 1848) in realtà non è morto per la patria. Riceve poi un manoscritto nel quale è narrata, sotto forma di romanzo, la storia di Jacopo e Aspasia – allora promessa sposa e ora moglie di Italo – durante le Cinque giornate. Una volta conclusa la lettura del romanzo ricevuto, torniamo all'epoca di Italo, che riflette su quanto ha scoperto; poi, riceve altre buste con lettere e un altro romanzo. Il libro si conclude con una sezione, Gli ultimi giorni, nella quale assistiamo alla conclusione della vicenda.
Iniziamo da quel poco che mi è piaciuto. Mi è piaciuta la sezione dedicata al racconto delle Cinque Giornate: mi è piaciuto l'affresco che Scurati dà della Milano ribelle, di come tutta la popolazione, dal più alto al più basso ceto, si impegni per cacciare l'oppressore austriaco. Mi è piaciuto anche il livello di suspanse che riesce a mantenere in questa parte del romanzo, nonostante il lettore sappia già, a grandi linee, come si concluderà la vicenda.
D'altra parte, non sono riuscita ad apprezzare per niente lo stile dell'autore; l'ho trovato esageratamente retorico, con dei picchi di bruttezza che non mi sarei aspettata da un romanzo candidato al Premio Strega ed entrato in un programma universitario. I personaggi poi, sono tutti assolutamente irreali, proprio perché pensano e spesso parlano con la stessa retorica utilizzata nella narrazione. Jacopo, in particolare, oltre ad essere insopportabilmente logorroico, è anche assolutamente incoerente e mi è sembrato mal costruito da parte dell'autore.
Questo stile che mi è parso tanto retorico trova forse la sua ragione nel fatto che il romanzo è costruito come un collage di citazioni da altri testi, alcuni dell'epoca, altri posteriori, seguendo il modello del romanzo postmoderno inaugurato da Umbero Eco con Il nome della rosa. Le citazioni ci vengono svelate al termine del romanzo dall'autore: vi sono citazioni da Shakespeare, Montale, Foscolo (in particolare, dall'Ortis, come suggerisce anche il nome del protagonista) e da testi contemporanei alla vicenda (lettere, trattati...).
Un altro punto a sfavore del romanzo è il colpo di scena che si realizza verso la fine e che è assolutamente prevedibile. Inoltre, dopo che viene svelato, le ultime 100 pagine sono assolutamente noiose ed ho faticato veramente tanto a portare a termine la lettura.
Ho trovato invece piuttosto apprezzabile la riflessione sulla storia, sull'inevitabile mistificazione che viene realizzata dei grandi eventi del nostro passato, facendoli apparire agli occhi dell'opinione pubblica ben diversi da quelli che sono stati in realtà.
Infine, il difetto più grande che ho trovato a questo romanzo riguarda l'intreccio e l'ho posto al termine della recensione perché è parzialmente spoiler. Dunque, se non volete spoiler, interrompete qui la lettura.
Il punto è che la storia d'amore tra Jacopo e Aspasia, che dovrebbe essere impossibile, in realtà non ha alcuno ostacolo tangibile (se si esclude il fatto che lui sia uno squilibrato). Jacopo, infatti, afferma di non poter tradire Italo perché i due sono amici fraterni, ma in realtà non è chiaro come i due siano potuti diventarlo, dato che si conoscono da pochissimi giorni e non hanno avuto modo di approfondire la loro amicizia; Italo gli è grato per aver salvato Aspasia, ma la cosa finisce lì. Inoltre, Italo e Aspasia non sono ancora sposati e perciò non sono uniti da un legame ufficiale. In sostanza, se i due avessero voluto stare insieme, avrebbero potuto farlo tranquillamente. Di conseguenza, tutta la drammaticità della storia d'amore impossibile presente nel testo è a dir poco ridicola.
Antonio Tabucchi – Piazza d'Italia
Editore: Feltrinelli
Formato: brossura
Prezzo: 7,50€
Voto: 5/5
Ultimo libro il lettura per l'esame sul romanzo storico, è senza dubbio divenuto uno dei miei libri preferiti in assoluto.
Piazza d'Italia può essere definito un romanzo familiare, anche se del tutto particolare. Ci racconta infatti la storia di una famiglia di Borgo, un non meglio identificato paesino toscano, sul piazza del quale vediamo succedersi i monumenti che mostrano il passaggio della Storia del paese (la statua del granduca di Toscana viene abbattuta per fare posto ad un monumento di Garibaldi e del re, che a sua volta cede il posto a Mussolini, e così via).
La nostra percezione della storia è filtrata attraverso gli occhi dei personaggi e, in particolare, l'autore ci mostra quale sia l'effetto dei grandi eventi storici sulla gente comune; tuttavia, i nostri protagonisti non sono passivi, non sono vittime della storia, ma vi prendono parte attivamente, vi partecipano seguendo i propri ideali.
Il romanzo è volutamente frammentario: diviso in più parti, è composto da capitoli molto brevi, ognuno dei quali ci mostra un evento specifico, un piccolo tassello che prende di significato se accostato a tutti gli altri. Per questo motivo, soprattutto all'inizio, il lettore rimane spaesato e incapace di distinguere i personaggi l'uno dall'altro (complice anche il fatto che diversi membri della famiglia si chiamino Garibaldo), ma andando avanti nella lettura, e tornando talvolta indietro per recuperare indizi che erano passati inosservati, riesce ad orientarsi.
La narrazione ha un andamento favolistico, al quale contribuiscono anche gli elementi magici e a tratti visionari presenti nel racconto, per lo più incarnati nella figura della Zelmira, una sorta di maga, veggente e guaritrice del paese. L'ironia di Tabucchi e gli inserti di toscano parlato rendono la narrazione vivida e piacevolissima.
Stephan Zweig – Ventiquattr'ore nella vita di una donna
Editore: Garzanti
Formato: brossura
Prezzo: 6,90€
Voto: 3/5
Avevo acquistato questo libro qualche mese fa, in occasione degli sconti della Garzanti. Infatti, normalmente i libri così brevi preferiscono acquistarli in formato digitale, piuttosto che cartacei.
Il racconto è narrato in prima persona: il narratore si trova in un hotel della Costa Azzurra quando una delle ospiti, una moglie e madre di famiglia, fugge con un giovane appena conosciuto. Ne scaturisce un dibattito tra gli ospiti dell'hotel, i quali condannano aspramente il comprotamento della donna. Il narratore, invece, la difende, e per questo viene avvicinato da un'anziana signora inglese, che gli propone di raccontargli un evento che le è capitato alcuni anni prima e che l'ha segnata profondamente.
Di questo racconto ho apprezzato particolarmente lo stile: scorrevole ed elegante, molto attento alla scelta delle parole. Ho trovato interessante il modo in cui Zweig si sofferma a descrivere i movimenti delle mani, che spesso rivelano di più dei tratti del viso, perché mal controllate.
Un racconto piacevole, che riflette sulla potenza delle passioni, spesso inspiegabili, e sulla forza distruttiva delle dipendenze, in particolare da quella del gioco d'azzardo. Entrambe, ditruggono la nostra volontà e ci fanno agire in modo insensato.





