Immagina un antico maniero, affacciato sulle splendide scogliere della Cornovaglia e circondato da una foresta intricata e rigogliosa. Un luogo un tempo meraviglioso e incantato, ormai ridotto a un rudere divorato dal fuoco e dalla vegetazione che ne ha ormai preso possesso.
A questi luoghi vorrebbe tornare la protagonista senza nome - e voce narrante - di Rebecca, la prima moglie di Daphne Du Maurier. Ormai lei e il marito, Max De Winter, vivono in esilio lontani dall’amata Manderley, l’antica tenuta di famiglia, ma quel luogo ha segnato la loro vita e rimane vivido nei loro ricordi.
Così come diviene vivido e palpabile per chiunque legga questo romanzo, grazie alla maestria dell’autrice, che, con la sua scrittura evocativa e minuziosa, riesce a richiamare nella nostra mente l’immagine precisa dei luoghi che descrive. Così come riesce perfettamente a restituire l’atmosfera misteriosa e inquietante che la nuova signora The Winter coglie non appena giunge a Manderley, dopo il frettoloso matrimonio con Max.
Un luogo che è ancora impregnato della presenza di Rebecca, la prima moglie di Max, scomparsa in un incidente nautico meno di un anno prima. La sua cifra, la R svolazzante, è impressa ovunque e ogni angolo della casa e della tenuta porta il segno del suo passaggio. Tutti coloro che l’hanno conosciuta, poi, la descrivono come una donna bellissima, intelligente, carismatica, amata e ammirata da tutti; una donna che sapeva muoversi con abilità nell’alta società e gestire al meglio una casa enorme e ricca di domestici.
Tutte caratteristiche che invece la protagonista sente di non avere e, per questo, l’onnipresenza di Rebecca, la porta a paragonarsi continuamente a lei, uscendone inevitabilmente sconfitta. Lei è infatti una giovane maldestra e impacciata, che si sente fuori posto e non all’altezza della situazione. Ama follemente il marito, ma si convince anche che lui non la ricambi, ancora imprigionato dall’incantesimo di Rebecca.
Il romanzo, però, giunge a una svolta che rovescia ciò che pensavamo di sapere e dà una scossa al ritmo del romanzo, inizialmente pacato, che si fa d’improvviso incalzante e travolgente, fino a giungere al finale. Ma la caratteristica principale della scrittura di Du Maurier è l’ambiguità: mai, nemmeno alla fine, ci è chiaro quale sia la verità.
Un romanzo scritto in maniera magistrale, che pone al centro la riflessione sul matrimonio e su quale ruolo sia richiesto alle donne di impersonare, per entrare pacificamente all’interno di questa istituzione. Mentra, dall’altra parte, la sorte riservata a coloro che non si piegano di fronte a tale imposizione.
Leggilo se
Cerchi un romanzo dall’atmosfera inquietante e misteriosa, che sappia indagare i lati oscuri dell’istituzione matrimoniale, in una realtà ancora tradizionalista e ossessionata dalle apparenze.
Non adatto a
A chi non ama i romanzi che si mantengono ambigui fino alla fine, con narratore inaffidabile. A chi non ama una scrittura descrittiva e minuziosa.
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